domenica 19 novembre 2017

Justice League. Commento

Dopo un tentativo finito a vuoto di andare al cinema giovedì alla prima reggina, ci sei andato ieri, sabato pomeriggio, tra decine di bimbiminchia urlanti accompagnati da padri o zii annoiati, e adolescenti che non stavano mai zitti!
Ebbene... come per Batman v Superman (ma anche Wonder Woman, e financo Blade Runner: 2049), ne hai lette di cotte e di crude prima di vedere coi tuoi quattrocchi e ragiunari ca' to testa: da chi ha detto che Justice League "è tagliato con l'accetta e rincollato con lo sputo", a chi lo reputa "il vero inizio del DC Cinematic Universe" sull'onda dello slogan "giustizia è fatta!"... insomma, dal tutto al contrario di tutto!
Ora, dopo esserti fatto una tua opinione, puoi dire di non essere d'accordo con nessuna delle due estreme opinioni. O piuttosto di essere d'accordo con entrambe!

Soprassedendo su chi dice che Justice League è un'imitazione degli Avengers, giusto perché - ringraziando Dio - non hai mai visto un film degli Avengers (c'hai una strana avversione verso i film Marvel!!!), e dopo aver precisato che quegli elementi che sembrano derivare dal "modello Marvel" (scene post-credits escluse), come ad es. le "scatole madri", sono comunque farina del sacco dei fumetti DC, in coscienza ti senti di dire:
- gli attori sono azzeccatissimi: Ben Affleck è il miglior Batman/Bruce Wayne mai visto (doppiato da Marco Balzarotti sarebbe il Batman definitivo!) per la fisicità, per le movenze, per tutto!; Gal Gadot idem, perfetta e convincente nel suo ruolo di amazzone figlia di Zeus; Ezra Miller va benissimo nel ruolo di un Flash impacciato e come "spalla comica" del gruppo, il che farà girare un po' le balle ai fan del Flash cartaceo e... v. seguito; Jason Momoa - nonostante sembri un Khal Drogo subaqueo (ma lui quello è), resta comunque un Aquaman convincentissimo e tostissimo: un vero atto di giustizia nei confronti dell'Aquaman-pirla dei cartoni che cavalcava un ippocampo e parlava coi pesci; Cyborg (chiaramente introdotto come 6° componente a motivo della recente formazione della "Lega" post-New 52) non t'ha mai detto granché (né lo conosci granché - hai in mente solo il Cyborg dei Teen Titans Go! doppiato da Mino "Peter Griffin" Caprio, ahahahah), ma è ovviamente fondamentale per come la trama si sviluppa; mentre Henry Cavill, dopo i precedenti tentativi ne L'Uomo d'acciaio e BvS, finalmente rende un figlio di Krypton superlativo, specie nella stupenderrima scena d'azione dopo il suo risveglio;
- la trama scorre senza grossi intoppi, è raccontata benino, sebbene - imho - 20 o 30" in più avrebbero aiutato non poco la pellicola (a costo di appesantirla). Il minutaggio ridotto si sente infatti parecchio e molte parti, che avrebbero meritato più approfondimento, sono appena abbozzate. Sei comunque fiducioso che la Extended Ed. sarà un film migliore;
- bella l'idea d'integrare, accanto al main theme di Wonder Woman, anche i main theme di Danny Elfman (del Batman di Tim Burton) e di John Williams (del Superman di Richard Donner): le riduzioni cinematografiche dei supereroi DC hanno un'eredità musicale importante, e dunque era doveroso richiamarle, per citazionismo e continuità;
- v'è un'ottima coerenza narrativa generale: in Bvs hai assistito al flashforward della visione del futuro di Bruce Wayne (stile Batman #666), alla capatina di Flash da Flashpoint, alla morte [e alla resurrezione] di Superman per mano di Doomsday, ai cameo dei vari supereroi poi introdotti appieno in Justice League - dove in più fanno una comparsata le Lanterne Verdi, e dove, nella scena post-credit con Deathstroke (non Deadpool, neh!), si mimma ad una prossima formazione di una "Società Segreta dei Supercriminali"... insomma, ti pare che in casa DC Comics stiano facendo i compiti cercando di trasferire su celluloide tutta la vera essenza del DC Universe! e ciò, unito alle millemila citazioni sparse su set, cartelli pubblicitari, etcetera, ti fa graaaaande piacere;
- gli effetti speciali sono tuttosommato sufficienti: si va dal buono (in realtà per tutto il film) all'incredibile scena posticcia iniziale dove si vede chiaramente che a Cavill sono stati cancellati digitalmente barba e baffi, e alla scena aggiunta in Islanda girata però su green screen... sigh;
- non hai proprio digerito la virata comica: da Wonder Woman che fa le faccette (come a dire "c’ho a che fare con dei bambini"), al Flash logorroico che inciampa e un po' ipocondriaco. Certo, l'idea di ringiovanire Barry Allen e renderlo un po' macchietta (introdurre all'uopo Plastic Man, vera spalla comica della "Lega della Giustizia", era probabilmente chiedere troppo e magari i rEgazzini l'avrebbero scambiato per una scopiazzatura del Mr. Fantastic di marvelliana memoria), accanto alle battutine di spirito in bocca persino a Superman e al Bruce "musone" Wayne, hanno alleggerito l'atmosfera del film, che magari rischiava di essere dark come Bvs (cosa che in realtà avresti preferito), ma non ti sono garbate. No, per gniente. Tuttavia non hai trovato queste scenette completamente out-of-character, come invece detto da molti: ricordati che i supereroi DC hanno attraversato un'epoca camp dove tutto era "spensierato, insensato e sciocco", stile commedia familiare; atmosfere in parte recuperate anche da recenti scrittori, come Grant Morrison. L'incoerenza semmai sta nell'essere passati dai toni molto seriosi de L'Uomo d'acciaio e BvS, ai toni più scazzati del presente Justice League;
- il cattivone di turno, Steppenwolf, sebbene ben gestito, è lungi dall'essere quel villanzone che t'aspettavi e di cui "il film aveva bisogno": ne L'Uomo d'acciaio c'avevi questi scontri aerei immensi col Generale Zod, mentre in BvS Doomsday faceva il culo a Superman mandandolo all'altro mondo. Qua invece Steppenwolf, generale e zio di Darkseid, proveniente dal pianeta dei Nuovi Dei Apokolips, con forza, resistenza, velocità, agilità e riflessi paragonabili a quelle di Doomsday (nei fumetti, NdR), finisce con l'avere paura, mettendo a rischio appena appena un'area praticamente disabitata...
- è purtroppo lampante il cambio di regia: sebbene il regista accreditato resti il solo Zack Snyder, è notorio che Joss Whedon, indicato solo come sceneggiatore, abbia rigirato ex-novo parecchie scene (si parla del 15-20% del film, il che è evidente anche dal confronto coi trailer). Inoltre è lui che ha gestito la post-produzione. Sperare in una Director's Cut gestita in toto da Snyder è sognare troppo, nevvero? boh... la Richard Donner Cut di Superman II, rimontata con le scene originali ed epurata delle scene aggiunte da Richard Lester è arrivata... 26 anni dopo ma è arrivata! [per chi non lo sapesse, anche Superman II ha avuto una storia anacola a Justice League: Richard Donner venne licenziato a film finito e sostituito da Richard Lester, che rigirò circa il 25% delle scene].


'nzomma, un cinecomic godibile ma non perfetto, almeno non secondo i tuoi gusti e parametri di giudizio (sei tra i pochi che hanno adorato Batman v Superman?). E che di sicuro, e purtroppamente, non sfonderà al botteghino.
Viene fuori che fare una cosa come quella che ha fatto la Marvel, il cd "Universo Cinematico", è meno facile di quello che sembra. Alla DC stanno sudando sette camicie e la Universal (con la sua squadra di mostri), ha mollato ancor prima di iniziare.

martedì 7 novembre 2017

Blade Runner 2049. Commento

E così, dopo IT, hai visto pure Blade Runner 2049, sequel del maestoso cult di Ridley Scott che ha praticamente inventato il cyberpunk (il film è dell'82 ed è antecedente di due anni di Neuromante di William Gibson, il romanzo-manifesto del cyberpunk).
Attesissimo da tanti [ma evidentemente non da tutti, visti i modesti incassi al botteghino] e affidato a quel pluripremiato di Denis Villeneuve di Arrival (che t'è piaciuto un sacchissimo!), s'è rivelato "un'ammirevole delusione".
La pellicola funziona, per carità, e le atmosfere e i colori, pur non ricordando del tutto il primo Blade Runner, si amalgamano a lui rendendo bene la stessa società futura e grigia che vuole rappresentare.
Ma il film è troppo contorto (e lungo), inutile, e si allontana parecchio sia dalla poetica di Arrival che dallo spirito del Blade Runner di Scott (che, a fronte di una trama linearissima, era molto basato sul complesso traslato esteriore dei sentimenti), con uno spreco enorme del melanconico Rick Deckard di Harrison Ford a cui fa da contraltare un Ryan Gosling - attore che non t'è mai piaciuto - che mette in scena un "cacciatore" dalle poche parole, freddo e monoespressivo.


Ammettilo: è davvero difficile confrontarsi con una pietra miliare degli Anni Ottanta. A 2049 spettava il destino di tutti i sequel, destino al quale non è riuscito a sottrarsi. Villeneuve ha fatto un film bellissimo, che espande l'universo immaginato da Ridley Scott (e Philip K. Dick), ma inutilerrimo. Uno di quei film che devi vedere anche se non vuoi. Ma che poi probabilmente non rivedrai più - a contrario dell'originale che non stanca mai [nonostante tutte le sue "cut"]...

IT. Commento

E così ierisera hai taliato il remake di IT di Andrés Muschietti, con Bill Skarsgård nella parte del pagliaccio ballerino Pennywise che fu prima di un grande Tim Curry.
L'opinione?
A "te te piace!" e credo che il film sia piaciuto anche a tutti coloro che hanno amato la miniserie cult del 1990.
Cazzate quelle che dicono che la pellicola cinematografica di Muschetti sia più aderente al libro rispetto alla riduzione del '90 (in realtà se ne discostano parecchio entrambe).

Ad es. (e son queste tutte caratteristiche presenti nella miniserie tivvì e nel libro) il film manca della narrazione alternata tra passato e presente (che pare tuttavia tornerà nell'ep. 2°); sposta in avanti di trent'anni l'arco temporale (sarà per l'effetto Stranger Things che ha spinto ad allinearsi alla tendenza del momento nel tentativo di guadagnare in popolarità cavalcando l'effetto nostalgia per gli anni '80? yeeeesssssss!) - cosa che ha comportato parecchi adattamenti e ancora di più ne richiederà nell'ep. 2° ambientato nel 2015; e porta radicali cambiamenti nella caratterizzazione dei rEgazzini (il negretto Mike ha praticamente spazio ZERO giacché il suo ruolo è stato trasferito sugli altri personaggi del "Club dei Perdenti"). Nel film ci sono due timidi accenni alla Tartaruga, eppure Pennywise rimane quasi sempre nelle sembianze del pagliaccio, non assumendo mai la forma del Ragno gigante (come invece avviene nella miniserie, e che è la forma più vicina al vero aspetto di IT).
La miniserie del '90 di Tommy Lee Wallace, nonostante la pesante censura (che lasciava più immaginare che intravedere gli orrori, infiltrando nello spettatore più che altro un senso di inquietudine) e gli scadenti effetti speciali (costumi e stop motion, sigh!), aveva dalla sua l'incredibile interpretazione di Tim Curry - nei panni di un pagliaccio che "sfotteva" le sue vittime prima di cibarsene - e un ottimo team di rEgazzini, sui quali spiccavano lo sfortunato Jonathan Brandis (Bill, e anche il Bastian de La Storia Infinita), Emily Perkins (Beverly, poi tornata nei panni di Becky Rosen in Supernatural) e Seth Green (Richie, e poi Oz in Buffy, e tanti altri ruoli marginali, tra i quali doppiatore del timoniere Joker in Mass Effect)... gli altri si son persi per strada!
Il film di Muschietti, che argutamente è uscito 27 anni dopo la miniserie di Lee Wallace (l'essere permane in uno stato di riposo, risvegliandosi ogni 27-30 anni per sfamarsi) - mette in scena un IT demoniaco, privo di humor, spaventoso e al limite della follia; può inoltre contare su una violenza più esplicita e su effetti speciali al passo coi tempi (e ti pare pure il minimo). Anche stavolta il team di giovIni è funzionale e funzionante ma, imho, peggio assortito (il negretto, ti ripeti! è di un'inutilità mostruosa!) - potendo comunque contare sull'ottima interpretazione di Jaeden Lieberher (Bill), Sophia Lillis (Beverly) e Finn "Stranger Things" Wolfhard (Richie)... gli altri si perderanno per strada?

venerdì 18 agosto 2017

Scoperta una terrificante collezione di scheletri nelle cantine di un ex-orfanotrofio di Londra

L'alchimia, considerata da molti il precursore della chimica moderna prima della nascita del metodo scientifico, è in realtà un'antica scienza che si espresse attraverso il linguaggio di svariate discipline come la chimica, l'astrologia, la metallurgia, la medicina, la filosofia e l'esoterismo. Diversi erano gli obiettivi che si proponevano gli alchimisti: conquistare l'onniscienza (ovvero raggiungere il massimo della conoscenza in tutti i campi); creare la panacea universale (un rimedio cioé per curare tutte le malattie), generare e prolungare indefinitamente la vita; trasmutare le sostanze dall'una all'altra, etcetera. Fino al XVIII sec., l'alchimia era considerata una scienza razionale; pare che persino Isaac Newton abbia dedicato molto più tempo al suo studio che a quello dell'ottica o della fisica, così come anche Francesco Bacone e San Tommaso d'Aquino, e tanti altri dotti, artisti come il Parmigianino, e persino personalità politiche. Col tempo però, complici anche i legami con le Società Segrete, praticare l'alchimia volle dire essere eretici, una specie di stregone, scesi a patti col Diavolo. In tal senso, eminenti alchimisti furono Flamel, Paracelso, il Conte di Cagliostro e il Principe di Sansevero.

Su Flamel (1330-1418), sconosciuto ai più, non c'è molto da dire, sennonché pare che assieme a sua moglie Perenelle abbia ottenuto l'immortalità! Avendo lavorato fin da giovanissimo come scrivano a Parigi, ad un certo punto pare abbia ricevuto da un vecchio rabbino un libro misterioso, un grimorio scritto da un antico personaggio noto come Abramelin il Mago. Flamel dedicò la sua vita al tentativo di comprendere il testo e i suoi segreti perduti, viaggiando per le università di tutto il mondo conosciuto, finché a Santiago de Compostela incontrò un misterioso maestro ebreo che lo aiutò a tradurlo, ottenendo il segreto dell'elisir di lunga vita...



Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim (1493-1541) detto Paracelso, fu una delle figure più rappresentative del Rinascimento. Figlio di una serva, si stabilì col padre in Austria. Fu da suo padre, medico, che egli ricevette i primi insegnamenti in medicina e in chimica. In seguito, sotto l'abate Giovanni Tritemio, studiò alchimia ed occultismo. La sua vita fu estremamente movimentata: intraprese lunghi vagabondaggi che lo portarono in ogni dove in Europa, fino a quando, nel 1527 gli fu offerta la cattedra di medicina all'Università di Basilea. Tuttavia, a causa del suo carattere polemico e alla sua aperta opposizione sia alla medicina tradizionale che alla nuova medicina nascente, fu allontanato dall'ambiente accademico. Paracelso, riconoscendo che esistono rimedi specifici per ogni singola malattia, con la logica che "ciò che ammala può anche guarire", e secondo la dottrina che "il corpo, per sua costituzione, è sano e perfetto, e ciò che lo rende malato è l'insorgenza di disarmonie che possono provenire da: - condizioni climatiche, - infezioni, - tossine, - condizioni ereditarie, - influssi spirituali e - volontà divina, aprì le porte alla chimica come strumento terapeutico e ispirerà anche la moderna omeopatia.

Il Conte di Cagliostro (1743-1795) è probabilmente il più famoso alchimista di tutti i tempi, entrato nella cultura popolare anche grazie al suo "Castello" al centro della famosa avventura animata di Lupin III. Giuseppe Balsamo, conosciuto ai più semplicemente come Cagliostro, palermitano di nascita, cristiano di battesimo ma cultore e divulgatore delle scienze esoteriche, dopo aver predicato e disseminato per tutta Europa i dogmi del suo credo, fu alla fine condannato dalla Santa Inquisizione al carcere perpetuo. Di umili origini e rimasto orfano, fu accolto nell'istituto per orfani di San Rocco dove compì i primi studi. Da quel collegio Giuseppe fuggì più volte, per questo motivo la famiglia pensò bene di affidarlo al convento dei Fatebenefratelli di Caltagirone, che era annesso all'Ospedale dello Spirito Santo. Grazie a questo collegamento, Giuseppe s'interessò ben presto di erbe medicinali, delle loro proprietà e delle tisane. Non è chiaro se scappò anche dal convento o se semplicemente ne fu dimesso; in ogni caso, a Messina avrebbe conosciuto un certo greco Altotas, con il quale avrebbe viaggiato in Egitto, a Rodi e a Malta, e che lo introdusse nella Massoneria di Rito Egizio. Da lì, la vita di Cagliostro s'intrecciò con quella di personaggi di ogni genere del suo tempo, dall'alta nobiltà del Settecento agli Illuminati, dai protagonisti del mondo letterario, come Goethe, a quelli della mondanità, come Giacomo Casanova. Presentandosi come taumaturgo, guaritore e medico, pare che grazie alla sua sapienza alchemica, potesse trasformare i metalli vili in nobili, ma se davvero avesse scoperto la pietra filosofale, non è dato sapere.

La storia di Raimondo de Sangro Principe di Sansevero (1710-1771) è senza dubbio più interessante e misteriosa: Gran Maestro della Massoneria napoletana, discendente direttamente da Carlo Magno attraverso il ramo di Oderisio, venne affidato al nonno che lo inviò all'età di dieci anni al Seminario di Roma presso i padri Gesuiti. Da lì uscì solo a vent'anni, con un bagaglio culturale notevolmente superiore a quello solitamente posseduto dai nobili dell'epoca. Per Raimondo era impossibile restringere il suo estro creativo ad un solo oggetto, sicché si cimentò in molteplici campi; ad es. creò gemme artificiali, una tecnica di desalinizzazione dell'acqua di mare, farmaci, etcetera. Il suo genio viene tuttavia ricordato per tre straordinarie invenzioni: il lume perpetuo, che realizzò triturando ossa di cranio umano, ottenendo una mistura che aveva la capacità di bruciare "per tre mesi di seguito"; le sue sconcertanti macchine anatomiche, ovvero dei perfetti scheletri nei quali è possibile osservare molto dettagliatamente l'intero sistema cardiovascolare. Si narra che per realizzarli, Sansevero fece uccidere due suoi servi, un maschio e una femmina, iniettando loro una sostanza che, entranta in circolo, ha metallizzato vene e arterie preservandole dalla successiva decomposizione...
e infine il trio d'eccellenza della Cappella Sansevero, composto dal Cristo velato, dalla Pudicizia e dal Disinganno, tre opere d'arte di straordinaria fattura - in realtà realizzate da scultori professionisti applicando però le conoscenze ermetiche del Principe: il Cristo velato è un Cristo morente interamente ricoperto d'un velo di marmo che fa corpo unico con la statua e con il giaciglio sulla quale è scolpita. Lo straordinario è che le fattezze del Cristo (gli occhi, il naso, la bocca, i muscoli) s'intravedono da sotto il velo! La Pudicizia mostra una giunonica donna nuda ricoperta di un finissimo velo di marmo che ne fa intravedere in ogni dettaglio le sembianze! Il Disinganno mostra un uomo che si divincola in una rete cercando di liberarsene. Ciò che stupisce è che la rete circonda interamente la statua! La leggenda vuole che il processo creato dal Principe fosse il seguente: la statua veniva scolpita e poi posta in una vasca dove veniva ricoperta da un velo, o da una rete, bagnati; su questi veniva versata una soluzione di composizione ignota che, cristallizzando, si sarebbe tramutata in marmo, che si sarebbe unito alla statua, diventando con essa un tutt'uno!

Venendo al titolo del post, pare che
nel 2006, durante la demolizione di un edificio di Londra, nelle fondamenta di un ex-orfanotrofio, è stato scoperto un vero e proprio macabro tesoro: una serie infinita di scheletri e appunti su creature mitiche e fantastiche, scoperte e custodite dallo studioso, esploratore e zoologo Thomas Theodore Merrylin.
Nato nel 1782 da una ricca famiglia aristocratica, Thomas seguì le orme del padre nello studio della storia naturale, viaggiando in tutto il mondo alla ricerca di reperti esotici e misteriosi. Thomas e il padre viaggiarono sino al momento della morte del primo, dopodiché, il figlio divenne un semi-recluso nella grande biblioteca di casa Merrylin a Londra.
Con gli anni, la storia di quest'uomo si è mischiata alla leggenda: nel 1942 (teoricamente all'età di 160 anni) Thomas pare abbia contattato l'Orfanotrofio Tunbridge per donargli la sua enorme casa, a condizione che il seminterrato non fosse mai aperto e la casa non venisse mai venduta.
Sigillata dietro due file di mattoni, la porta della stanza "delle macabre meraviglie" è stata ritrovata solo per caso nel 2006, quando l'edificio fu avviato alla demolizione. Quello che fu scoperto sfida la naturale comprensione del genere umano della Natura che ci circonda. Esseri mitologici, strane bizzarrie e scheletri demoniaci; reperti, relazioni e manoscritti d'epoca, sono le meraviglie che Thomas Theodore Merrylin ci ha lasciato in eredità. Lo studioso era davvero entrato in contatto con "entità diverse" o sono solo geniali artefatti frutto di una capacità artistica, di scultura e modellazione straordinaria?
Ad ogni modo, la sua collezione è in esposizione al Merrylin Cryptid Museum di Londra.

domenica 30 luglio 2017

Masquerouge e il fenomeno dei giustizieri mascherati francesi

La lettura di Masquerouge, Maschera Rossa in lingua italica, bonellide della francese Glénat edito nel Bel Paese dall'Editoriale Cosmo, ha stimolato in te una certa curiosità verso il fenomeno dei "giustizieri mascherati della Francia dell'Ancien Régime".

Masquarouge è un fumetto francese degli Anni '80 (ah, i mitici Anni '80, gli anni dei miti e dei ricordi,
gli anni d'oro del grande Real,
gli anni di Happy Days e di Ralph Malph,
gli anni delle immense compagnie,
gli anni in motorino, sempre in due!) dal contesto storico (le vicende sono ambientate nella Francia pre-rivoluzionaria del XVII sec. durante il regno di Re Luigi XIII: 1610-1643), riconducibile al filone del "cappa & spada". Nato come fumetto per rEgazzini - i primi 3 voll. sono costituiti prevalentemente da episodi brevi (dalle 12 alle 25 pagg), col tempo ha assunto un taglio via via più maturo e adulto.

Gli autori della serie sono Patrick Cothias, sceneggiatore e scrittore, e André Juillard e Marco Venanzi, che si sono succeduti nei disegni.
Il titolo fa riferimento alla cappa e alla maschera rosse indossate dal protagonista, un cavaliere maschArato pronto ad accorrere in difesa della popolazione vessata da nobili e regnanti. Ad accompagnare la misteriosa figura di Masquerouge, dall'alto del cielo, è un maestoso sparviero ammaestrato. Col tempo, si scoprirà che dietro la maschera si celano le aggraziate fattezze della baronessina Ariane de Troil, abile spadaccina da sempre dalla parte degli oppressi.
L'archetipo del giustiziere mascherato nasce con Zorro - spadaccino le cui gesta si svolgono nella California del dominio spagnolo (prima metà dell'800); archetipo oggi onnipresente nel mondo dei supereroi americani.

Storicamente, il primo esempio di giustiziere mascherato della Francia assolutista è rintracciabile nell'anime Il Tulipano Nero del 1975. La serie, creata sull'onda del successo di Lady Oscar (che aveva invece per protagonista tale Oscar François de Jarjayes, ambiguissimo soldato della guardia reale della Regina Maria Antonietta... ambiguissimo pourquoi era femmina ma si vestiva da masculo... roba che col bigottismo di oggi avrebbe fatto insorgere tutte le mamme d'Italia!), ed anch'essa ambientata a ridosso della Rivoluzione Francese, aveva per protagonisti non uno bensì due giustizieri mascherati: il Tulipano Nero, alias il contessino Robert de Vaudreuil, apparente lavativo ma in realtà - sotto la sua identità segreta - soccorritore dei deboli e degli oppressi, e la Stella della Senna, al secolo Simone Lorène, sorellastra adottiva del conte, che lo affiancherà nella lotta contro l'ingiustizia sociale che imperava nella società francese del tempo (regno di Re Luigi XVI: 1774-1789).
Dunque, cronologicamente parlando, Maschera Rossa viene prima.

Nel mucchio potremmo mettere anche Maschera di Ferro, individuo storico la cui identità non è mai stata realmente accertata e che fu un prigioniero "speciale" di Re Luigi XIV. "Speciale", perché portava sempre sul volto una maschera di velluto nero, assicurata da cinghie metalliche, che ne rendeva invisibili le fattezze, e perché era trattato con tutti i riguardi: cibo scelto e abbondante, vestiti costosi, visite mediche e confessionali, possibilità di tenere in cella libri e persino un liuto. Sulla sua vera identità si sono fatte molteplici ipotesi: figlio illegittimo, padre naturale, gemello o fratello del Re, oppure nobile prigioniero. In ogni caso, qualcuno di importante o che sapeva qualcosa di estremamente grave, e che non poteva essere eliminato per motivi di carattere politico o affettivo. Alla sua storia si appassionò Alexandre Dumas-padre, che ne raccontò le vicende in chiave romanzata nel 3° tomo del ciclo de I tre Moschettieri.

Ah, già, I tre Moschettieri... il più famoso romanzo d'appendice francioso che narra le avventure di D'Artagnan, Athos, Porthos e Aramis, i 4 Acchiappafan... Moschettieri scelti del Re Luigi XIII. I Moschettieri esistevano realmente: erano un reparto della guardia reale di Francia dal 1600 al 1815, dotati di moschetto (da cui il nome) e spada.
Altra figura storica onnipresente sia in Masquerouge che ne I tre Moschettieri è il Cardinale Richelieu, ovverosia Armand-Jean du Plessis duca di Richelieu e cardinale francese durante il Regno di Re Luigi XIII. Grande uomo politico, fu molto abile nel rafforzamento della monarchia assolutistica francese, che grazie a lui divenne mooolto potente.
In Masquerouge, fa poi capolino anche il personaggio popolare del Re dei folli (apparso altresì nel Notre-Dame de Paris di Victor Hugo): a Parigi, la "Corte dei miracoli" era un quadrivio chiuso dove soggiornavano ladri e pezzenti che avevano l'abitudine di eleggere un loro "Re" (il Re dei folli appunto) di cui essi costituivano quel popolo dove avvenivano "miracoli" - poiché le finte infermità dei mendicanti, ostentate per impietosire i passanti, vi guarivano di notte come per miracolo...

L'ultimo eroe francese in ordine di tempo, storicamente falsissimo - sebbene non sia un giustiziere bensì un assassino - è Arno Victor Dorian, protagonista dell'8° cap. della fortunata saga videoludica Assassin's Creed. Le avventure di Arno (anche lui di origini nobili) avvengono in piena Rivoluzione Francese e s'intrecciano con quelle di personaggi storici quali il Marchese de Sade (lo scrittore sadico e porcello), Napoleone Bonaparte, Robespierre e Nostradamus (il famoso studioso e profeta).

Epperò hai divagato un sacco... l'oggetto della tua ricerca era "scoprire se davvero, nella Francia assolutista, vi fosse traccia di giustizieri mascherati protettori del popolo"... Ecco, sì, non hai trovato un kEzzo... probabilmente sia Maschera Rossa, che la Stella della Senna e il Tulipano Nero (e in primis Zorro), si ispirano a briganti (non mascherati!) particolarmente valorosi che facevano del bene per la gente comune servendosi delle loro superiori abilità di combattenti. Un po' come Robin Hood, che fece del motto "ruba ai ricchi per dare ai poveri" la base della sua leggenda.
Circostanza che si è intrecciata, con particolare fortuna, al periodo francese pre-rivoluzionario - che sappiamo ha influenzato particolarmente la cultura popolare e i romanzi d'evasione.